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Mortalit? USA nelle 122 citt? nel 2009/10 e 2010/11
In allegato la tabella aggiornata con i dati sulla mortalità fino alla settimana n. 8 del 2010.
Nel confronto con le annualità precedenti,con l' eccezione del 2008 e del 2004 che sono stati anni con un' alta incidenza di mortalità , che ha interessato in maniera preponderante la fascia >65, il 2010 conferma una andamento di mortalità per P&I elevato ma con una mortalità senile relativamente contenuta.
A stagione influenzale finita ormai da un pezzo, resta difficile spiegare questo eccesso di morti per P&I rispetto all' atteso.
In the attached files the table with mortality in 122 cities in the first 8 weeks of 2010. P&I mortality is high compared to previous years, even if mortality of elderly is relatively low
Ho analizzato in maniera semplice i dati relativi a questa e a precedenti stagioni influenzali. Ho preso in esame i dati settimanali ricavati dal sito:
i dati che ho preso in esame sono quelli relativi a percentuale di tamponi positivi, numero di ILI e mortalità per polmonite e influenza di ogni settimana nelle stagioni che vanno dal 2002-2003 fino a quella attuale ( che coincidono anche con le stagioni che ho rappresentato nelle tabelle di mortalità
Un primo elemento che risulta è la corrispondenza tra percentuale di tamponi positivi e numero di ILI, nel senso che il picco dei primi coincide, con uno scarto al massimo di 1-2 settimane con il picco dei secondi ( unica eccezione la stagione 2003-2004 in cui lo scarto è stato di 4 settimane ).
Questo dato porta alla ovvia osservazione che il grosso delle ILI coincide con la presenza dei virus influenzali, mentre non sembrano essere particolarmente importanti altri virus.
Altra osservazione è che il picco nella mortalità per P&I si verifica mediamente dopo 3-4 settimane dal picco dei tamponi positivi, con un range da 1 (2005-2006) a 7 (2008-2009 e 2003-2004).
Ancora, si nota che il picco di mortalità per P&I, nelle annualità prese in esame, non è mai seguito da un picco di uguale o superiore consistenza, con l' eccezione della stagione in corso, in cui al picco di 8.2 della 46a settimana ( che ha seguito il picco dei tamponi positivi della 42a settimana) ha fatto seguito il picco di 8.3 della 3a settimana.
La percentuale di tamponi positivi dopo aver raggiunto il picco è sempre sceso progressivamente fino a livelli bassi nell' arco di 10-14 settimane.
il numero delle ILI, che come visto in precedenza segue abbastanza fedelmente il numero dei tamponi positivi , scende pure nello stesso arco di tempo.
Nella stagione 2009-2010 troviamo diverse anomalie.
La prima è quella illustrata in precedenza relativa ad un secondo picco superiore al primo in un periodo in cui i livelli di positività dei tamponi e delle ILI scende, ma non a livelli proprio bassi.
Quest' ultimo dato rappresenta la seconda anomalia. Nella 42a settimana viene raggiunto il picco dei tamponi positivi ( 42.1) e nelle ultime settimane, l' ottava e la nona, abbiamo valori che sono rispettivamente di 6.4 e 5.1, a distanza di 18 settimane dal picco. Anche le ILI si mantengono su livelli superiori a quelli di precedenti stagioni, e sono ancora prossime a 2, quando nelle precedenti stagioni, dopo un uguale numero di settimane, era già sceso ampiamente sotto l' 1.
Questo ultimo dato potrebbe riflettere il fatto che la stagione è partita con largo anticipo rispetto alle precedenti stagioni, per cui siamo ancora nel pieno della stagione classica influenzale e il vuoto lasciato dall' influenza è stato riempito da altri virus. Ma resta il fatto che il livello dei tamponi rimane comunque significativo ed esiste un precedente in cui si è verificato un anticipo della stagione rispetto ad altre annualità:
Nella stagione 2003-2004 il picco dei tamponi si è verificato alla 48a settimana, il picco delle ILI alla 52a e quello della mortalità per P&I alla 2a settimana. Bene, nelle settimane successive, nonostante fossimo ancora in pieno periodo invernale, si è verificato un calo drastico sia nel numero delle ILI ( che accompagna il coirrispondente calo dei tamponi), tanto che in 9a settimana la % dei tamponi positivi è scesa a 0,7 e il numero di ILI risulta pari a 1.1 in 8a settimana.
Queste constatazioni mi portano a ritenere che la circolazione del virus pandemico, come già riscontrato durante la primavera- estate del 2009, circola in maniera sensibilmente diversa rispetto a quello che è il pattern dei virus stagionali e mantiene una presenza ancora significativa a dispetto del fatto che negli USA il numero di infetti e vaccinati arrivi a coprire quasi il 50% della popolazione.
Questo elemento si riflette nella mortalità per polmonite e influenza che rimane ai livelli più alti rispetto alle precedenti stagioni a dispetto del fatto che la mortalità negli anziani sia ai livelli più bassi .
Dalle tabelle che ho pubblicate sulla mortalità generale e per P&I si riscontra sempre che ad un alto livello di mortalità senile corrisponde un altrettanto alto livello di mortalità per P&I. Come si è visto durante l' ondata autunnale, nelle prime settimane del 2010, anche se in misura meno accentuata, si riscontra un livello relativamente alto di mortalità per P&I non sostenuto da una mortalità consistente nella popolazione >65.
Questo sembra essere un pattern caratteristico della pandemia H1N1-2009, che trova riscontro nelle conoscenze epidemiologiche che ci dicono che target dell' attuale virus è la popolazione degli adulti <65.
Il virus H1N1-2009 dimostra una capacità di persistenza e di circolazione sia in stagioni non favorevoli alla sua presenza sia in condizioni di livelli elevati di immunità nella popolazione ( che potrebbe far sospettare una sua fuga verso forme mutate , i cosiddetti low-reactor).
Questo spiega perchè molte autorità sanitarie ed esperti negli USA e in altri paesi ( molto meno in Italia) invitino a non abbassare la guardia: il virus non ha per nulla abbassato la testa, continua a circolare attivamente e costituisce una costante minaccia per la salute della popolazione. E' importante è che si mantenga una sorveglianza attiva sul suo comportamento e sulla sua evoluzione verso forme potenzialmente più pericolose.
La mortalit? potrebbe essere causata dai pazienti ancora ricoverati in ospedale per polmonite, o no?
La pneumonite virale causata dal virus H1N1pdm ? grave, e pertanto richiede lunghi periodi di terapia intensiva, e successivamente di riabilitazione.
E' possibile che un numero consistente di questi pazienti poi sviluppi ulteriori complicazioni e muoia anche un mese o piu' oltre, dopo l'esordio della malattia.
Il nostro problema ?: quanti sono questi pazienti?
Sul totale degli ospedalizzati in terapia intensiva per insufficienza respiratoria acuta, quanti ne muoiono: il 20% o piu?
Perch? io credo ? importante sottolineare l'intervallo di tempo che passa fra l'incremento del tasso di positivit? per influenza dei campioni clinici prelevati mediante il sistema di sorveglianza e l'impatto dell'epidemia sulla curva di mortalit? per polmonite e influenza: non ? un intervallo breve.
E poi, siamo davvero certi che l'influenza H1N1 2009 non colpisca in modo grave anche gli anziani?
Chi ci dice che nelle case di riposo non ci sia un eccesso di mortalit?, e data la natura dei pazienti, non vengano prelevati sistematicamente i campioni o effettuate autopsie?
Insomma, anche da noi in Italia, sfogliando un quotidiano locale ? facile notare ''ondate'' di mortalit? fra gli anziani: ci sono effettivamente dei periodi dell'anno (settembre, o in primavera, oltre che durante il picco tradizionale dell'influenza invernale) in cui la pagina dei necrologi ospita - almeno nel Padovano - una decina di persone passate oltre, al giorno, dico - e in una settimana fa davvero un bel numero. Tenendo conto che non certo tutti i decessi hanno poi l'onore del necrologia (sic!), non mi sembra facile stabilire - almeno nel periodo critico di un fenomeno epidemico - l'impatto sulla popolazione fragile.
Attendo un commento dei lettori, che ringrazio per i contributi molto interessanti e pertinenti.
E' vero che ci sono casi, come quello documentato dalla cronaca recentemente, di persone decedute a distanza di 3-4 mesi dall' esordio della malattia, ma questa non si puo' considerare la regola. Mi pare che la media dei giorni dall' esordio all' exitus sia di circa 8-10 giorni, con molti casi verificati anche 2-3 giorni dopo aver manifestato i sintomi.
In effetti da un virus più pericoloso rispetto al virus stagionale, in grado di svolgere da solo l' azione killer senza l' aiuto di altre infezioni, mi aspetto piu' una contrazione dell' intervallo tra il picco dei tamponi positivi e il picco di mortalità e non una dilatazione. Se andiamo a vedere, l' intervallo è stato di 4 settimane, 42a settimana per il picco di tamponi positivi e 46a per il picco di mortalità.
Fin qui il virus pandemico ha seguito il copione delle precedenti stagioni, pur anticipando il suo arrivo. Il valore massimo di mortalità per P&I di 8.2 non è da considerare particolarmente elevato ed è confrontabile con quello di altre stagioni, anche se va puntualizzato che risulta sostenuto in modo nettamente prevalente dalla mortalità di persone con meno di 65 anni.
La divergenza rispetto alle precedenti stagioni si manifesta nelle settimane successive. In tutte le stagioni precedenti al picco è seguito un calo piu' o meno rapido della incidenza delle ILI, dei tamponi positivi e della mortalità, cosi che al massimo in 12 settimane tutti i valori sono sempre scesi sotto le soglie di attenzione.
In questa stagione, ben 18 settimane dopo il picco dei tamponi il valore risulta essere 6,4%. Le ILI, che nelle stagioni precedenti hanno sempre seguito l' andamento del virus influenzale e non sembra di altri virus risultano essere sensibilmente più alte rispetto a stagioni precedenti a distanza di così tante settimane dal picco.
Volevo riflettere sul valore di mortalita' per polmonite e influenza, attualmente a 7.7 nell' ultima settimana monitorata. Nonostante ci venga detto che è al di sotto della soglia epidemica per il periodo, risulta essere un valore molto elevato se considerato che si verifica 15 settimane dopo il picco autunnale. In realta' la soglia epidemica da considerare non dovrebbe essere quella di metà febbraio ( momento di punta della stagione influenzale) ma quella relativa ad un periodo molto più avanti nella stagione, in quanto si è verificato un anticipo di 10-12 settimane rispetto alle precedenti stagioni. Se così fosse, la soglia epidemica verrebbe ampiamente sfondata.
Anche ammesso che possano avere un ruolo altri virus circolanti, non torna il fatto che la mortalità senile sia a livelli molto bassi, essedo gli anziani (e i bambini molto piccoli) i possibili target di questi virus.
Sulla mortalità degli anziani si può dire che sicuramente ha un ruolo, anche se difficile da rilevare. Lo studio pubblicato su Eurosurveillance nella regione della Navarra permette di fare luce, sia pure a posteriori, su questo aspetto.
Ma se guardiamo il dato grezzo della mortalità per tutte le cause,almeno negli USA, la mortalità degli over 65 risulta essere ai livelli più bassi rispetto alle precedenti stagioni.
Come si vede, anche nella stagione 2003-2004 vi e' stata una presenza importante del virus respiratorio sinciziale, che ha toccato il picco a Febbraio.
La stagione 2003-2004 ha avuto un andamento simile a questa, con un anticipo dell' ondata influenzale, che si e' riflettuto in un anticipo di tutti gli indicatori.
All' ottava- nona settimana questi sono scesi sotto la soglia di attenzione, senza che si manifestasse una ripresa dovuta ad altri patogeni ed in particolare al virus RSV.
In allegato la tabella con la mortalit? totale e per polmonite e influenza nelle 122 citt? fino alla 10a settimana. Da considere che tuttei gli anni precedenti che precedono l' attuale sono entrate nel pieno della stagione influenzale e che, nonostante questo, le prime 10 settimane del 2010 fanno segnare un numero relativamente alto di casi di polmonite e influenza , che viene superato solo da annate cattive come quelle del 2008, 2005 e 2004 in cui si nota che la mortalit? negli over 65 ? stata molto elevata.
Si mantiene pertanto la tendenza ad una incidenza di casi mortali per P&I significativa, pur con un livello di mortalit? senile contenuto . Solo il 2007 fa segnare un numero di morti >65 anni pi? basso, ma anche la mortalit? per P&I di quell' anno ? di 600 unit? al di sotto rispetto a quella del 2010.
Attached the table with total mortality and for pneumonia and influenza in 122 cities until the 10th week. All previous years are at the height of flu season and despite this, the first 10 weeks of 2010 have a relatively high number of cases of Pneumonia and Influenza, which is exceeded only by the bad years like 2008, 2005 and 2004,in which the mortality in the over-65 was very high. The trend of fatal cases for P&I continues to be significant, even with a low level of mortality in the elderly. Only 2007 shows a lower number of deaths in over 65 , but the mortality rate for P&I is 600 units below than that of 2010.
Nell' ultima settimana di monitoraggio, il tasso di mortalita' per P&I delle 122 città è stato del 7,7%.
Vi sono state 873 morti per P&I su 11406 morti totali.
In allegato la tabella con i dati per il 2010 della stagione in corso e delle precedenti fino al 2003.
Le stagioni precedenti sono al loro culmine e nonostante ciò l' attuale stagione mantiene una mortalità significativa per polmonite e influenza pur confermandosi il dato di una mortalità complessiva ed in particolare della categoria degli over 65 al di sotto di tutti gli anni precedenti.
In allegato la tabella aggiornata con la mortalità relativa alle 122 città di questa e delle precedenti stagioni.
Comincia ad essere evidente che livelli così elevati di mortalità per polmonite e influenza, pur a distanza di parecchie settimane dal picco pandemico e pur con una mortalità senile così bassa, non possono essere giustificate da altre patologie di stagione o da altre spiegazioni.
La recente messa sotto osservazione della situazione in Georgia e in altri stati rappresenta la conferma che il virus sta circolando attivamente, probabilmente sottostimato da parametri ufficiali di osservazione ed è direttamente in causa in questo eccesso di mortalità.
Nella 14a settimana vi sono stati 781 decessi per P&I su 11263 decessi totali
Il tasso di mortalit? ? pari a 7 (6,93 )
in allegato la tabella aggiornata con tutti gli anni fino al 2003
La mortalit? per polmonite e influenza rimane alta se rapportata alla mortalit? degli over 65 ( che ricordo sono quelli che tradizionalmente contribuiscono maggiormente).
Infatti il numero di morti con pi? di 65 anni ? sempre il pi? basso, mentre i decessi per P&I rimane a livelli piuttosto elevati, pur avendo avuto scarsissima presenza di virus influenzali.
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